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21 luglio 2012 6 21 /07 /luglio /2012 19:34

 

I tuoni rimbomano nell'aria che odora di umido e bosco. Il cielo si aggroviglia in onde grigie e nere, e il vento accarezza le foglie degli alberi, strappandole dolcemente dal loro nido, e trasportandole lontane, giù per la strada di ciottoli rossi. Il silenzio che avvolge il mondo in un abbraccio timido, tinge quel volto di fresco. E le gocce, prima rare, poi pressanti, bagnano quell'anima delusa e arrabbiata che se ne sta sotto la tempesta a sospirare silenziosamente la propria rabbia verso il mondo. Le palprebre socchiuse, pulsano vivaci. Si muovono irrequiete sotto quel rosa candido bagnato di nero.

-Respira- si dice mentre nel buio della cecità ripensa a tutto ciò che aspramente si porta appresso. -Respira e non lasciare che le avversità minino il tuo stato d'animo-. Ma è inutile. Quel cancro velenoso raschia lo stomaco che si restringe in una stretta. E' salato. E' aspro. Spinge la pazienza a graffiare il viso in lacrime amare. Lacrime che si disperdono sulla camicia sporca d'inchiostro.

-Basta!-. Un grido gettato nel vuoto del corpo, involucro pesante che ora, sotto la pioggia selvaggia, la intrappola a terra. Basta portare pazienza quando non vi è rispetto. Basta tacere quando l'erbaccia approfitta del terreno fertile per crescere. Basta chiudere gli occhi dinnanzi ad uno scempio che prende vita. Basta.

Il cielo si rivolta in rigoli di lacrime incessanti e un nero pece strappa la luce giornaliera, gettando il mondo nel buio. Ma lei rimane radicata al suo posto. Il viso duro come pietra, le sopracciglia incurvate in ali di gabbiano nere e folte, i denti stretti sotto quelle labbra sottili, ferme, autoritarie. I capelli, ribelli, si inzuppano di acqua piovana, mentre immobile, sente la pelle graffiata dalle foglie trasportate dalla tempesta. Mentre i piedi, scalzi, sono sommersi di fango e sassi che scorrono incessanti sulla strada sterrata. Ma lei non ha intenzione di muovere un solo passo. Non ora. Punta l'orizzonte come una statua di marmo, osservando il mondo da dietro le palpebre socchiuse, e annusando il tumulto della natura. Quell'irrequieto stato d'animo che condivide. Una sensazione di forza e di ribellione che si espande come inchiostro sulla purezza dell'azzurro della serenità. Un sentimento di rabbia e furore che si amalgama con la purezza della pazienza e della forza d'animo. -Non cedere-, ripete a se stessa mentre le mani si stringono in pugni d'acciaio. -Non cedere-. Ripete affondando le unghie nel palmo delle mani.

Un tuono rimbomba nell'aria, preceduto da un lampo che come un faro illumina il nero della notte. In quell'attimo, quegli occhi imperturbabili si spalancano ferocemente, fissando con aria ribelle il paesaggio dinnanzi. Le ciglia, immobili, piangono rabbia in quel silenzio che odora di sfida. Nessun passo indietro. Nessuna incertezza. Rimane solo l'eccitazione dinnanzi al profumo della sabbia dell'arena dove vita e morte si stano per scontrare. Un arena che lei chiama Mondo.

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  • Beatrice Zoccatelli
  • Camminare all'aperto, di notte, 
sotto il cielo silente, lungo un corso d'acqua che scorre quieto, è sempre una cosa piena di mistero, e sommuove gli abissi dell'animo... (Herman Hesse)
  • Camminare all'aperto, di notte, sotto il cielo silente, lungo un corso d'acqua che scorre quieto, è sempre una cosa piena di mistero, e sommuove gli abissi dell'animo... (Herman Hesse)

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